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Youth of Sumud, I Giovani della Resistenza

A sud di Hebron si estende un territorio collinare desertico che accoglie nelle sue brulle terre, piccoli villaggi di pastori. In piena area C, a ridosso della linea verde, confine meridionale della Cisgiordania, si trova il paesino di At-Tuwani.

Accanto alla via che porta all’unica scuola della zona, i coloni hanno costruito un avamposto. Ci racconta S.: “Quel bosco sulla collina è stato piantato per proteggere le tende e i container dove si sono stabiliti i coloni. Questi sono i più radicali tra i sionisti. Aggrediscono chiunque abiti in questi territori, non vogliono che i palestinesi camminino su queste terre. Anche Israele considera illegali gli avamposti, ma dato che sono un comodo strumento per l’invasione dopo poco tempo li regolarizza.”

Il sentiero che da At-tuwani porta a Tuba passa tra la colonia e un avamposto, gli scolari e le scolare che percorrevano queste strade per raggiungere la scuola venivano aggrediti violentemente dai coloni che li insultavano, li picchiavano e gli lanciavano pietre. La paradossale soluzione trovata da Israele è stata mandare l’esercito a scortarli.

La strada è accessibile solo ai bambini, mentre per i tanti pastori della zona il passaggio è proibito. Nonostante ciò, quotidianamente portano a pascolare le pecore proprio a fianco dell’avamposto per rallentarne l’espansione.

Questa è una delle tante pratiche che gli abitanti del villaggio considerano parte della loro “resistenza esistenziale”, una serie di gesti quotidiani che gli hanno permesso di vincere molte importanti battaglie.

Uno dei più grandi risultati è stato l’abbattimento di un muro di separazione di 41 km. Per più di due anni la popolazione dei vari villaggi fermava le proprie attività quotidiane e si dava appuntamento ad At-Tuwani per bloccare la strada.

Il padre di S. ci racconta: “Per noi la pratica della resistenza non violenta è molto importante. Tutti i villaggi si sono mobilitati. La partecipazione delle donne è stata massiccia e fondamentale ed è una grande vittoria che uomini e donne abbiano lo stesso protagonismo nella lotta all’occupazione”.

Per opporsi ai numerosi illeciti israeliani i palestinesi hanno anche intrapreso svariate azioni legali. Le numerose manifestazioni e l’attenzione mediatica hanno portato la corte d’Israele a riconoscere al villaggio un diritto che dovrebbe essere naturale, quello di esistere.

Un’altra delle caratteristiche di questa zona è la presenza di grotte naturali. La popolazione locale storicamente abitava questi anfratti sviluppando intorno ad essi i propri villaggi. Nel 1999 le case e le grotte sono state sgomberate e completamente distrutte dall’esercito. L’obiettivo era scacciare le persone oltre la strada che delimita l’area tra At-Tuwani e la linea verde, per assimilare parte del territorio. A
questo proposito, buona parte della zona è stata dichiarata area di addestramento militare.

Nel 2017 un gruppo di giovani, “Youth of Sumud“, ha deciso di far rivivere il villaggio di Sarura come presidio contro l’espansione di Israele. Ci raccontano: “Ogni giorno abitiamo in queste grotte. Le abbiamo ampliate a mano, con scalpelli e picconi, perchè ogni attrezzatura meccanica viene confiscata. Persino il bagno chimico è stato sottoposto ad ordine di demolizione. Siamo in area C, qui Israele controlla e nega ai palestinesi l’accesso alle risorse di base, come acqua ed elettricità. Non si può costruire nulla, per questo abbiamo pensato di tornare nelle grotte. Lo scopo di questi lavori è di rendere abitabili questi spazi in modo  che le famiglie possano tornare a viverci ed avviare un processo di riappropriazione del territorio”.

 

All’ingresso nella grotta ci accoglie una bandiera No Tav che una delle Girls of Sumud ha preso l’8 Dicembre alla manifestazione a Torino. 

 

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