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The fight here is about the land

Tulkarem, a nord ovest di Nablus, è una cittadina divisa in due parti dal muro che delimita i territori occupati della Cisgiordania.

Qui incontriamo Faiez, contadino e attivista, che ha deciso di trasformare il lavoro della terra in un progetto estremamente innovativo e lungimirante; Hakoritna farm. Oltre ad avere come “vicino” il muro, il terreno confina con una fabbrica chimica, spostata in territorio palestinese dopo le proteste dei cittadini israeliani a causa della sua nocività.

Nel 1984 decide di tornare a coltivare le terre della sua famiglia, rimaste incolte e utilizzate come  campo da calcio dai soldati israeliani, come unica soluzione contro l’avanzamento dell’occupazione. Durante la prima e la seconda intifada, è stata sua moglie Muni a portare avanti il lavoro e ad assicurare sempre il cibo ai loro figli, creando una rete di donne nella stessa condizione.

I metodi di coltivazione utilizzati sono volti alla completa indipendenza dal capitalismo e all’autosufficienza.  La permacoltura, l’agricoltura organica e le colture idroponiche permettono di sfruttare al meglio le risorse naturali nel rispetto dell’ecosistema. Per la prima volta notiamo che l’amore per la terra si esprime anche in una cura profonda di essa, e lo vediamo camminando per i campi e le serre puliti e rigogliosi.

Insieme a sua moglie Muni, Faiez è riuscito addirittura a creare in piccolo un sistema di coltura idroponica. Questo metodo permette di utilizzare le feci dei pesci per portare i nutrienti alle piante, che non vengono coltivate nella terra ma in vasche piene di pietre porose: in questo modo l’acqua non è assorbita e può essere rimessa in circolo, tornando a ossigenare la vasca dove vivono i pesci. Il suo sogno è quello di estendere questo metodo all’intera piantagione per essere completamente indipendente dall’acquisto di risorse idriche dalle compagnie israeliane. Infatti, il 65% dell’acqua utilizzata a Tel Aviv proviene dalla West Bank, ma il 95% dei Palestinesi è costretto a comprarla da tali compagnie.

L’autosufficienza è raggiunta non solo dal punto di vista delle risorse idriche e alimentari, ma anche da quello energetico. Il biogas prodotto dal digestore anaerobico è utilizzato per cucinare e i suoi scarti per concimare e i pannelli fotovoltaici per alimentare la ventola di un essiccatore solare.

Faiez mantiene viva ancora oggi una tradizione antica di selezione delle piante, in questo modo è riuscito a costruire una piccola banca dei semi che gli permette di non doverli comprare dalle multinazionali e non dover utilizzare pesticidi.

L’attivismo di Faez si manifesta attraverso la sperimentazione di metodi alternativi per un’agricoltura sostenibile, attraverso il presidio quotidiano della propria terra contro l’occupazione e nella condivisione di queste esperienze con la comunità internazionale. Solo due mesi fa è stato invitato dai parlamentari irlandesi per condividere la sua esperienza e grazie anche a questa testimonianza, l’Irlanda oggi è il primo Paese europeo ad avere una legge per il boicottaggio di Israele.

Ci continua a stupire l’estrema ospitalità palestinese; anche oggi siamo stati accolti da un avvolgente calore umano e una tradizionale e gustosa makluba, accompagnata da canti e condivisione di ricordi.

Come i ragazzi di Youth of Sumud, ogni azione quotidiana di Faez e Muni è un’ulteriore esempio di resistenza e lotta non violenta per la libertà.

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