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Tag: freepalestine

Dopo interminabili ore di viaggio, numerosi checkpoint israeliani, l’ennesimo pranzo a base di pollo e riso, arriviamo a Bardala, villaggio palestinese situato nella valle del fiume Giordano, dove si trova la comunità che ha dato vita al progetto “Jordan Valley Solidarity”
( http://jordanvalleysolidarity.org/) . Dopo la cena (sempre pollo e riso, per non venir meno alla nostra dieta palestinese), R. ci ha presentato la situazione del loro territorio.

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Vedere la città di Hebron è un’esperienza intensa. In questi giorni trascorsi nella zona di Gerusalemme ci sono state raccontate le diverse sfaccettature che l’occupazione israeliana assume, ma trovarsi nel cuore della città vecchia le palesa in forma cruenta.

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L’associazione BADIL, creata nel 1998, è un’organizzazione volta a promuovere i diritti dei rifugiati palestinesi. La loro proposta è portare attività di advocacy nei tribunali internazionali cercando una soluzione basata sui diritti umani garantiti per chiunque. È anche fondatrice e cofondatrice di altre numerose organizzazioni sparse in tutto il mondo a sostegno dei diritti dei rifugiati palestinesi.
Insieme a Laylac, è uno dei nostri punti fermi nella relazione con il popolo palestinese.

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Oggi siamo stati al centro culturale Amal Almustakbal, nel campo profughi di Aida, dove abbiamo costruito la paretina di arrampicata per fare allenare i bimbi e le bimbe del campo. Il centro è stato fondato da un gruppo di donne come asilo durante la prima intifada per permettere ai/alle bambine di portare avanti la propria formazione quando vennero chiuse le scuole e per proteggerli dai bombardamenti.

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Peace or Pieces?


Nella seconda giornata di viaggio abbiamo visitato Gerusalemme. Questa volta ci ha accompagnato in uno splendido giro per le vie laterali della città vecchia una guida palestinese, originaria del Ciad. M. ci ha raccontato episodi di microstoria e portato nei luoghi nascosti dove ora si consuma il confronto tra coloni israeliani e nativi palestinesi.

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Siamo tornati a casa l’anno scorso portandoci dietro la voglia di ripartire ed eccoci di nuovo qua in Palestina con tanti altri progetti e mille idee.
Come ogni anno, l’immancabile benvenuto non si è fatto attendere: scali interminabili negli aeroporti europei con  bagaglio perso dall’efficiente organizzazione israeliana, seguito da doppio passaggio all’interrogatorio per recuperarlo (!), corse notturne per afferrare l’ultimo pullman ed un tassista troppo zelante che cerca di consegnarci alle strutture militari israeliane (!!)… tutto questo non ci ha fermato e siamo quindi arrivati a notte fonda nel nostro centro culturale d’adozione – Laylac – nel campo profughi di Deisha-Betlemme.

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