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Prima della partenza

Il 27 dicembre la crew di West Climbing Bank partirà alla volta della Cisgiordania: un viaggio tra campi profughi, falesie e città della West Bank, dove la popolazione palestinese resiste dal 1967 alla violenza militare di Tel Aviv. In questa pagina trovate il nostro diario di bordo con aggiornamenti e racconti, giorno per giorno e notte per notte.

Come ogni diario, però, comincia prima della partenza. In queste settimane si è formato il gruppo, parallelamente, e non avremmo voluto, al ritorno in prima pagina del conflitto israelo-palestinese successivamente alla dichiarazione di Donald Trump di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, legittimando di fatto l’occupazione militare e coloniale israeliana degli ultimi cinquant’anni.

Un gruppo misto, a maggioranza arrampicatori e con una piccola quota di non arrampicatori, che però hanno scelto di aderire e sostenere comunque un progetto di questo tipo. Negli ultimi anni lo sport è diventato uno degli strumenti principali, a disposizione sia degli attivisti internazionali che della popolazione palestinese, per portare avanti una forma di resistenza o, più semplicemente, un mezzo di liberazione dalle difficoltà della carcerazione di massa nei campi profughi e nei quartieri segregati.

Se spostarsi per incontrare i propri familiari o per andare a lavorare è diventato sempre più difficile, dare soprattutto ai più giovani la possibilità di scalare una falesia è un modo per supportare un desiderio di libertà elementare che dovrebbe essere garantita a ogni persona. Arrampicare, liberamente, fuori dalle logiche di mercato e dell’occupazione militare, andare sempre più su, per guardare dall’alto la propria terra e la guerra permanente cui si vorrebbe mettere la parola fine (possibilmente assieme alla parola “giustizia”).

Questo primo viaggio per identificare i posti per arrampicare in vista di un secondo viaggio con altri scalatori, vuole dunque affiancare l’esplorazione al racconto e alla denuncia, intercettando quelle fasce di popolazione palestinese, i più giovani, cui spetterà portare avanti la lotta per la dignità del proprio popolo, superando il vicolo cieco politico cui le classi dirigenti delle vecchie organizzazioni sono finite.

Il Medio Oriente sta conoscendo spinte contrastanti: il crollo dei vecchi confini porta con sé nuovi progetti coloniali autoritari e rigurgiti jihadisti e fondamentalisti; ma anche importanti spinte di liberazione, che vengono appunto soprattutto dalle nuove generazioni. Vogliamo con il nostro piccolo contributo, attraverso il principio del “Climb Free in Free Palestine”, sostenerli e dare forza alla loro lotta.

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