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“Normale routine”

La “normale routine” in Palestina prevede che la notte, due volte a  settimana, i soldati dell’esercito israeliano entrino nel campo profughi di Deishesh; di solito il motivo è  arrestare qualcuno. Nello specifico sono sempre ragazzi, di età compresa fra i 14 e i 25 anni, perché sono di fatto il futuro e la speranza di questo Paese. In loro è viva la volontà di cambiare la situazione, tramite attività politiche o sociali, e per questo sono ritenuti “pericolosi” dal governo israeliano.

A volte però capita che i soldati arrivino ma poi non riescano a portare a termine il loro compito, come qualche notte fa, quando il ragazzo palestinese da loro scelto (Israele ha una legge che permette l’arresto e la detenzione in carcere senza prove né tanto meno conclusione di indagini, quindi senza processo, che si chiama appunto “detenzione amministrativa”) riesca a scappare, grazie anche all’intervento della sua famiglia.

Altre volte invece, capita che i ragazzi per lavoro, si trovino sulle colline di Betlemme, per imparare ad usare la videocamera per fare film, e per questo motivo si ritrovino accerchiati dai soldati, e bloccati per 4 ore. Nello specifico alcuni di loro sono dei volontari dell’Associazione Laylac, ragazzi che si occupano di promuovere attività per la loro comunità. Non avere loro notizie e saperli bloccati, ha messo in pausa per un pò anche le attività dell’associazione, dove la preoccupazione era tangibile.

L’esercito ha inasprito i controlli a causa di un attacco fisico su un colono da parte di un ragazzo palestinese , arrestato poi la sera stessa nel quartiere Beit Jala, a Betlemme.

L’esercito israeliano ha questo potere: tenere sospese le vite dei palestinesi, senza nessun motivo apparente. In realtà un motivo c’è, ed è fare in modo che piano piano il popolo palestinese si riduca, svanisca, così da poter continuare il  processo di occupazione e appropriazione di tutto il territorio del West Bank.

Sia attraverso lo sfinimento e la pressione fisico-psicologica, sia attraverso l’incarcerazione, il fine ultimo del governo israeliano è quello di non doversi più confrontare con il popolo palestinese  e non dover pensare alla soluzione del  “due popoli due stati”.

Ma una cosa forse ancora non è chiara ad Israele: quanto il popolo palestinese sia legato alla sua terra, quanto sia forte il desiderio di poterci vivere liberamente, quanto sia radicato nella loro volontà il diritto di fare ritorno nei loro luoghi di origine, da cui sono stati cacciati e che ora sono di fatto territori occupati e dove non è loro permesso accedere, quanto il fatto che la loro esistenza, dopo 70 anni di occupazione, sia in assoluto la manifestazione più forte della loro resistenza.

Free Palestine!

qui di seguito il video di come i ragazzi sono stati bloccati dai soldati israeliani.

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