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Ieri, 23 luglio, è stata una giornata molto dura per i nostri amici del campo di Dheisha: molte persone sono state arrestate, decine i feriti e un ragazzo di 15 anni è stato ucciso durante una lunga operazione militare israeliana nei campi profughi attorno a Betlemme. Riportiamo le parole di un* compagn* presente nel campo in queste drammatiche ore.
Dall’inizio della Grande Marcia del Ritorno di Gaza a marzo, passando per la inaugurazione dell’ambasciata USA a Gerusalemme e con l’approvazione dell’ultima legge nazionalista su “Israele Stato per gli ebrei”, l’offensiva israeliana su vasta scala contro il popolo palestinese è già iniziata.
Lunga vita alla Resistenza.

L’aria che sta tirando in Palestina non è un aria buona. Anzi la situazione peggiora di giorno in giorno. Il ritmo dei bombardamenti a Gaza incalza e i morti aumentano, si aggiungono ai più di 140 della Grande Marcia del Ritorno iniziata il 30 marzo, a cui imperterriti i palestinesi non rinunciano, nonostante tutto, tornano al border settimanalmente a chiudere la fine del blocco che da 12 anni inginocchia Gaza. Incalzano i morti, i martiri. Gli attacchi nei campi profughi in West Bank pure.

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Molto volentieri pubblichiamo questa corrispondenza scritta da un* compagn* che abbiamo conosciuto durante il nostro viaggio e che ci comunica con soddisfazione che il progetto di arrampicata libera prosegue, con la grande partecipazione dei ragazzi palestinesi e il sostegno di Laylac. Free climb in free Palestine!

Continua per i palestinesi l’esperienza dell’arrampicata, è così che  ogni venerdì un gruppo di ragazzi e ragazze palestinesi si ritrovano di  fronte a Laylac armati di corde e magnesite. Laylac associazione nel  campo profughi di Dehisha, vicino a Betlemme, sta continuando a  sostenere con gran tenacia il progetto climbing.

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Dietro la svolta di Trump su Gerusalemme, c’è il piano di pace Kushner-Salman, che punta anche a sciogliere il nodo del diritto al ritorno. Con scarsa diplomazia e una montagna di soldi. Comunque vada a finire c’è già un vincitore (Netanyahu) e uno sconfitto (il popolo palestinese). Ma un merito il piano ce l’ha.

Eugenio Dacrema

Mercoledì, 06 Dicembre 2017 su http://eastwest.eu/it/opinioni/opendoors/arabiasauditastatiuniticonflittoisraelepalestinakushnerbinsalman

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Zvi Schuldiner da il Manifesto del 30.11.17

Che meraviglia: in Italia si discute sul Giro d’Italia e sulle sue prime tappe in Israele. Ed è grande l’attesa di una nuova opportunità per il presidente statunitense Donald Trump, che in questi giorni deve decidere se rinviare lo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme.

Gli italiani, come gli europei e gran parte degli israeliani, sembrano aver dimenticato il conflitto israelo-palestinese. Grazie a Daesh (il sedicente Stato islamico) e al duro lavoro delle destre europee.

Razzismo e islamofobia stanno dilagando e permettono di dimenticare l’esistenza di una grande prigione chiamata Gaza e del regime di apartheid vigente in Cisgiordania.

Ma finalmente succede qualcosa, grazie al Giro d’Italia.

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Intervista a Dario Franchetti su http://www.up-climbing.com/it/falesia/news/31365

14 gennaio 2016

Dario Franchetti, milanese, quarantenne, scalatore da 20 anni, Alpi, falesia e indoor, vive e lavora in Cisgiordania dal 2004 ed è il responsabile della missione in Palestina per la ONG italiana Vento di Terra – www.ventoditerra.org. Da più di 10 anni cerca di promuovere l’arrampicata presso la popolazione palestinese, attrezzando falesie, organizzando corsi, dal 2012 collaborando con altri associazioni internazionali alla costruzione di una palestra indoor a Ramallah in Cisgiordania.

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