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Badil

Badil, Palestinian Human Rights Organizations: creata nel 1998, è un’organizzazione volta a promuovere i diritti dei rifugiati palestinesi. È anche fondatrice e cofondatrice di altre numerose organizzazioni sparse in tutto il mondo a sostegno dei diritti dei rifugiati palestinesi.

Ha un ufficio a Ginevra, con avvocati che incontrano la commissione per i diritti umani. Spesso i volontari di Badil si trovano anche a dover fare un’operazione di diffusione diretta di varie informazioni con i rifugiati, perché non è necessariamente detto che un rifugiato sappia di default quali sono i suoi diritti. Fondamentalmente possiamo definire Badil come un ufficio di “legal research unit”.

La soluzione proposta è basata sui diritti umani, “right basedsolution”: diritti umani garantiti per chiunque. Il 66% della popolazione palestinese è composta da rifugiati, sono 8.2 milioni fra “refugee” e “idb”(idb internally displaced person): quella palestinese è la popolazione al mondo con la più ampiapercentuale di rifugiati (nonostante gli altri conflitti presenti ad esempio in Siria, Libano, Iraq.. resta il gruppo più ampio).

Terminologia da comprendere per capire la storia palestinese:

Trasferimento forzato della popolazione – Forced popoluationtransfert: qualsiasi atto che porti una popolazione o un singolo individuo a lasciare la propria comunità (ad esempio ciò che è successo nel 1948/67). Che venga allontanato con la forza o con “silence mood”.
Rifugiati Palestinesi/IDP – Palestinian refugrees or idp: secondo le leggi internazionali, si considera rifugiato chi è stato costretto a lasciare il proprio paese e che perciò havarcato un confine internazionalmente riconosciuto. Mentre idp: è chi viene spostato ma non attraversa i confini di stato. (NB: per la legge internazionale, dopo la Nakba, il confine internazionale riconosciuto dello stato di Israele è la green line. Se non si attraversa la green line, ma si viene comunque trasferiti, si è un IDP)
United Nation for the Relief and Work Agency, UNRWA: oggi è in crisi economica, perché si basa su donazioni volontarie, diverso per esempio dall’UNESCO per il quale ogni nazione è “obbligata” a dare una quantità di soldi, qui invece è volontaria la donazione da parte dei paesi appartenenti all’ONU.
United Nations Conciliation Commision fo Palestine, UNCCP: nessuno sa che esiste, neanche i palestinesi, perché all’atto pratico non funziona, non lavora. Dal 1950 ciò che fa è solo un resoconto annuale sul fatto che non ci siano stati sviluppi pratici sulla questione palestinese, eppure hanno uffici, stipendi, ma all’atto pratico non fanno sulla di fatto.

Immagine dei territori Palestinesi dal 1917/1946/1948/1967/2015ad oggi. Oggi come oggi, la comunità palestinese sembra essere un arcipelago di piccole isole sparse tra loro, chiuse da mura e da checkpoint isreaeliani, con West Bank completamente separata da Gaza.

Un po’ di storia.

1922-1947 British mandate: il governo coloniale britannico ha forzatamente spostato tra i 100.000/150.000 palestinesi. Secondo il governo britannico, con il Land order, tutti coloro che in quel momento (1928) si trovavano in Palestina erano palestinesi, mentre tutti gli altri che per un motivo o per l’altro (lavoro, visite a parenti ecc..) si trovavano fuori dai confini palestinesi, sono stati automaticamente denazionalizzati. Questo per favorire l’acquisizione di terre a favore del loro progetto coloniale, ad eventuale favore anche degli ebrei.

1947-1949, Nakba, letteralmente in arabo “catastrofe”. Inizia la grande dispersione palestinese. Tre problemi si sono posti per i colonizzatori inglesi: la popolazione indigena palestinese (cosa farne, come liberarsene), come gestire le loro proprietà, come inserire i nuovi coloni, gli ebrei. Hanno risolto il problema promulgando diverse leggi:

Popolazione indigena: 750/950.000 palestinesi sono stati deportati (displaced), ovvero l’85% della popolazione indigena. Mentre 45.000 sono stati gli internally displaced, spostati internamente. “Diplacement of palestinian”, questa dispersione non è stata una cosa casuale, ma un vero e proprio piano (Plan Dalet, come la lettera D in israeliano):esiste una mappa che mostra gli eventuali spostamenti che i palestinesi avrebbero dovuto subire e le direzioni che avrebbero duvto prendere per liberare il posto ai nuovi colini. Al nord avrebbero dovuto andare in Libano, al sud in Egitto, ad est in Giordania. Era stata una cosa programmata da parte del governo britannico.
Proprietà: in accordo con la legge “Abseentee Property Law”, tutti i palestinesi che erano stati dislocati, dovevano essere considerati assenti, perciò le loro proprietà potevano essere usurpate. Inizialmente un ordine militare, absentee propertymilitar order 1948, poi divenuto legge, abseentee propertylaw 1952. Ed è una legge che tuttora gli israeliani usano per espropriare terre ai palestinesi. Se non sei in casa tua, poi essere considerato “assente” e di conseguenza al tuo rientro potresti vedere le tue proprietà usurpate ed occupate da altri.
Colonizzazione con la popolazione desiderata: viene emanata la “law of return” per gli ebrei, ed è una legge che vale tuttora. Se sei ebreo, e vivi ovunque, se vieni in aeroporto a Tel Aviv e chiedi la cittadinanza, ce l’hai in una settimana.Cosa che ovviamente non avviene per un palestinese.Un’ulteriore strategia utilizzata per avvallare la law of returne quindi favorire una massiccia trasmigrazione degli ebrei verso la Palestina è stata anche la creazione di una connessione fra “secular zionism e “judaism: per avere il maggior numero possibile di ebrei che avrebbero desiderato ritornare in patria, c’è stata l’unione fra una corrente più prettamente secolare e laica, come il sionismo, ed il giudaismo.

1949-1966: Israeli military rule. Governo militare per controllare i palestinesi e rifiutare il ritorno dei rifugiati. In questo periodo ha continuato ad essere applicato il dislocamento: 35.000/45.000 in totale. 2500 Majdal 20.000 Naqah. Molti sono stati soggetti anche a un secondary displacement.

1967 War Naksa: quando Israele ha occupato tutto ciò che restava della Palestina, compreso West Bank, Gaza e alture del Golan. In questa guerra 400.000 persone sono state nuovamente dislocate, persone che avevano già subito dislocamento in precedenza. Naksa, letteralmente significa “step back”, passo indietro. È una definizione non amata dai palestinesi, che considerano questi avvenimenti come un “full planned crime, not a step back”, un vero e proprio crimine: definirlo semplicemente un passo indietro, non corrisponde alla realtà degli eventi.

La dislocazione dei palestinesi ad oggi non è finita. Dal 1967 fino a oggi Israele non ha certo smesso di portare avanti il suo piano,ha semplicemente cambiato le sue strategie, trasformando i suoi modi forti ed eccessivamente palesi (come potevano essere dei trasferimenti di massa durante una guerra), in modalità più silenziose, ma continua a spostare i palestinesi, non in numeri esagerati come con la Nakba o la Naksa, ma persiste adespropriare proprietà e a spostare persone a favore dei coloni israeliani.

Ecco alcuni esempi delle “Policies of Silent Transfer”, ovvero di queste modalità di trasferimento silenzioso:

Installazione di un regime di permessi, “Installment of a permit regime”. Esistono ben 103 tipi di permessi che Israele ha imposto ai palestinesi per controllare ogni parte della lorovita: sono richiesti permessi per cause di salute, per viaggiare, anche se sono un contadino e voglio uscire a fare il raccolto nella mia terra devo chiedere un permesso, se voglio vendere i frutti che ho raccolto, devo chiedere un altro permesso, se voglio irrigare, un altro permesso e cosi via. Se mi sta crollando la casa in testa e ho bisogno di ristrutturarla, devo chiedere un permesso, e non è comunque detto che questo permesso venga concesso. Inoltre, questi permessi sono a pagamento, che deve ovviamente essere effettuato al momento della richiesta, non dell’avvenuta approvazione.Perciò quello che il più delle volte accade, è che si pagano fior di shekel per richiedere un permesso, si attendono mesi o persino anni, senza poi ottenere né quanto richiesto né la restituzione dei soldi anticipati per la richiesta. Immaginate di dover chiedere un permesso per qualsiasi cosa vogliate fare. È un’incommensurabile limitazione della libertà.
Confisca delle terre e divieto di utilizzo, “Land confiscationand denial of use”: strategia di apartheid. Creazione di unmuro di limitazione, limitation wall: il 62% del territorio palestinese è classificato come area C, ovvero aree che sono completamente sotto il controllo israeliano.. Non è ufficialmente confiscata, ma ci sono i militari che ti impediscono di accedere alla tua stessa terra.
Divieto di residenza, “Denial of recidency: soltanto in Gerusalemme ci sono più di 10.000 bambini che non sono registrati a livello di cittadinanza. In tutta la West Bank sono 40.000 le residenze (si parla di famiglie intere, non di singoliindividui) che sono state revocate.
Soppressione della resistenza, “Suppression of resistance: la resistenza è considerata un diritto anche secondo le leggi internazionali, che si tratti di resistenza armata così come di pacifica, per tutte le popolazioni che subiscono un’occupazione. Israele cerca in ogni modo di scoraggiare la resistenza: solo nel campo di Dheisha, si contano in centinaia i giovani cui i tiratori scelti israeliani hanno sparato nel ginocchio sinistro, per storpiarli e per disincentivare in loro il desiderio di opporsi e resistere al regime di occupazione. Questa pratica si chiama ”knee capting”. Il messaggio che Israele vuole trasmettere è il seguente: se resisti, il prezzo sarà alto, puoi essere messo in prigione, ucciso, deportato.Un’altra tipica pratica per scoraggiare la ribellione è la detenzione amministrativa, amministrative detention: ogni palestinese può essere imprigionato senza motivazioni e senza essere stato davanti a una corte di giudizio, viene arrestato senza sapere perché e non si sa quanto durerà questa detenzione. Altra pratica diffusa sono le esecuzioni di giovani palestinesi da parte dei soldati israeliani. In sostanza gli israeliani vogliono che consciamente o inconsciamente, si inculchi nella mente dei palestinesi l’impossibilità della resistenza.
Azioni compiute dai coloni isrealiani, non-state actions: a Nablus, nella colonia di Duma, hanno ucciso un’intera famiglia bruciandondola viva. In un altro villaggio un ragazzino di 13 anni è stato costretto a ingoiare benzina e poi è stato bruciato vivo. Tutti questi crimini sono stati compiuti dai “civili” e non dai militari, dai coloni. E spesso, durante queste azioni, i coloni sono anche protetti dai militari israeliani.
Divieto di rimpatrio ai rifugiati, denial of refugee returns: mantiene e incrementa la profonda crisi che il popolo palestinese sta vivendo. Ciascun essere umano ha diritto di ritornare alla propria patria. Per i palestinesi non è possibile perché questa possibilità gli viene vietata dal governo israeliano.
Divisione in zone, discriminatiory zoning and planning: Il territorio palestinese è suddiviso in tre aree, area A, area B e area C. Le varie risorse come acqua, elettricità, infrastrutture, vengono tolte dal controllo palestinese e gestite dagli israeliani. I coloni non hanno problemi di approvvigionamento, in quanto Israele fornisce loro tutto il necessario. Per i palestinesi, la questione è ben diversa. Per i palestinesi che vivono in area C o in Gerusalemme, il 97,3% delle richieste per costruire le case vengono rifiutate. In tutti questi anni Israele ha creato 7000 nuove comunità per i coloni, ma per i cittadini palestinesi con cittadinanza israeliana, non è stato costruito nulla, dalla Nakba ad oggi. Il numero dei palestinesi cresce, ma la quantità dello spazio che gli è concesso resta lo stesso (anzi diminuisce).
Divieto di accesso alle risorse naturali e ai servizi, denial ofnatural resources and access to servises: gli israeliani si impossessano delle risorse del territorio, anche di quello dellaWest Bank, per i loro coloni (acqua, elettricità, materie prime, infrastrutture). Ad esempio, la città di Betlemme è la più grande risorsa d’acqua del territorio, grazie alla ricchezza dei suoi pozzi sotterranei. Israele risucchia l’acqua, i palestinesi vengono deprivati dell’acqua, cosa che li costringe a rimanere a volte per giorni senza. “Imagine you have all this water, but you are still thirst”, sentenzia con tristezza il nostro interlocutore. Un modo facile di capire se le abitazioni sono palestinesi o israeliane, è guardare i tetti: se ci sono taniche, sono palestinesi, se non ci sono, sono israeliane.
Segregazione e discriminazione istituzionalizzata, Segregationand istituzionalized discrimination: è la definizione di apartheid anche sul vocabolario. Nella costituzione israeliana, ci sono 62 leggi discriminatorie nei confronti dei palestinesi. L’ultima emanata è la law of nationality del2018: questa legge ha dichiarato Israele un paese unicamente per ebrei, nel quale non c’è posto per nessun “no-jews”, e ha anche dichiarato la lingua araba come una lingua secondaria (prima era lingua ufficiale assieme all’israeliano).
Incursioni notturne dei soldati, night rades: la notte arrivano i soldati israeliani nei campi, o per arrestare qualcuno, o per creare disturbo o persino per utilizzare queste incursioni come addestramento per le nuove reclute.

Numeri dei rifugiati palestinesi negli stati adiacenti:

Siria: 560.000 rifugiati riconosciuti, 120.000 sono stati espulsi dalla Siria, 280.000 internally displaced.
Libano: 174.000 rifugiati palestinesi, e sono deprivati diqualsiasi diritto civile, sociale, politico. Non puoi lavorare anche se hai studiato. Ci sono 45 lavori che i palestinesi in Libano non possono fare (anche se hai studiato da avvocato, non puoi lavorare come avvocato, con una laurea in medicina, non puoi essere medico).
Giordania: 2.2 milioni di rifugiati, è la più grande comunità dopo la West Bank. Solo i palestinesi trasferiti nel 1948 solo riconosciuti come rifugiati, quelli del 1967 non hanno riconoscimento di stato di rifugiato.
Gaza camp 140.000. Indubbiamente la situazione peggiore è quella di Gaza: 95% dell’acqua di gaza non è potabile, 4 ore al giorno manca l’energia elettrica, conta il 45% di inoccupazione, il 46% dei bambini soffre di forma acuta di anemia, il 50% dei bambini esprime la non volontà di continuare a vivere, sono 2 milioni le persone a cui è negato il permesso di muoversi. Oggi Gaza sta vivendo una vera e propria catastrofe, e l’unico momento in cui il mondo parla di Gaza è quanto Gaza resiste: se non ci sono atti di resistenza, va tutto bene, quando Gaza reclama una resistenza per un futuro migliore, allora sono tutti terroristi.

C’è una differenza che importante comprendere tra nazionalità e cittadinanza: in ogni stato, alla nascita, sostanzialmente un cittadino le ottiene entrambe. In Israele hai la nazionalità unicamente se sei ebreo (a nostra conoscenza, sei ebreo se hai madre ebrea, mentre sei arabo se hai padre arabo), altrimenti puoi essere solo cittadino. Nella piramide sottostante è possibile vedere la gerarchia degli aventi diritti:

1. Ebrei con nazionalità
2. Palestinesi con cittadinanza israeliana (insclusi IDP)
3. Residenti di Gerusalemme
4. West Bank ID holders (inclusi i rifugiati e IDPS nella west bank)
5. Gaza ID holders (inclusi rifugiati di gaza)
6. Seam and Buffer zone id holders
7. Rifugiati in esilio

Qualsiasi essere umano ha diritto di rientrare nel suo paese d’origine quando vuole e in qualsiasi momento. Ad esempio noi che siamo in Palestina, siamo liberi di tornare in Italia senza dover chiedere alcun tipo di permesso. Per un palestinese questa possibilità è inapplicata, tanto da rendere necessaria un’ulteriore risoluzione dell’ONU (anch’essa attualmente disattesa). Rights to return: 194 resolution:

… The [Palestinian] refugees wishing to return to their homes and live at peace with their neighbours should be permitted to do so at the earliest practicable dates, and that compensation should be paid for the property of those choosing not to return and for loss of or damage to property which, under principles of International law or equity, should be made good by the governments or authorities responsible”.

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