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Nablus e New Askar

Oggi ci troviamo a Nablus, ospiti di Human Supporter Association, impegnata nella formazione ed educazione di bambine e bambini. A causa della scarsità dei servizi e delle strutture scolastiche, le classi sono spesso sovraffollate, arrivando ad avere in media 40 alunni. Gli insegnati hanno difficoltà a seguire in maniera adeguata tutti gli studenti, così inevitabilmente alcuni bambini rimangono indietro. In questo contesto, HSA svolge un importante lavoro di doposcuola, recupero e svago: i 30-40 volontari, tra cui molti internazionali, seguono quotidianamente circa 150 bambini. M. ci spiega che il lavoro di HSA è importante non solo per migliorare il loro presente, ma soprattutto per le generazioni future. I bambini sono infatti le vittime più sensibili e meno tutelate e sono numerosi i casi in cui sviluppano problemi psicologici, come la depressione.

Questo è un altro effetto indiretto dell’occupazione: la creazione di un trauma generazionale che si ripercuote sul futuro delle generazioni seguenti. Tutto ciò indebolisce il popolo palestinese dalle sue fondamenta e favorisce la politica repressiva israeliana. Anche questa è una delle forme utilizzate per sviluppare l’ “occupazione mentale”, cioé abituare un popolo a vivere e crescere nell’oppressione.

M. ci spiega, inoltre, le enormi difficoltà riscontrate dai volontari internazionali nella permanenza sul suolo palestinese. Israele non rilascia permessi per il volontariato in ambito umanitario: gli internazionali sono perciò costretti a richiedere ogni tre mesi un visto turistico, con il rischio di essere respinti.

L’associazione propone metodi creativi e coinvolgenti per lo studio e i momenti di gioco, e cerca di superare la forte separazione di genere e religiosa, strutturando attività miste. I numerosi feedback positivi hanno permesso di superare le iniziali titubanze e conquistare la fiducia delle famiglie.

Ogni grande città palestinese ha il suo campo profughi, spesso più di uno: così come Betlemme anche Nablus è circondata da labirinti di cemento. New Askar nasce a causa del sovraffollamento del campo di Askar. L’aumento dei rifugiati e la crescita demografica hanno portato all’esaurimento dello spazio per costruire nuove abitazioni, portando le persone a sviluppare un nuovo insediamento a 1 km di distanza.

Il campo non è mai stato riconosciuto dall’UNRWA, e per questo motivo non ha beneficiato di alcun tipo di progetto umanitario: non vi sono ospedali, ma un unico medico per 8000 profughi, e fino a poco fa i bambini andavano nella scuola del campo di Askar. Recentemente il finanziamento di una ONG svedese ha permesso la costruzione di un edificio scolastico e l’assunzione di un insegnante.

Negli ultimi anni, l’UNRWA ha smesso di riconoscere nuovi campi profughi. Anche dove già presente ha cominciato a sfilarsi riducendo l’impegno, infatti, sta per scadere il comodato d’uso degli spazi in cui propone i propri progetti, che era stato dato per 99 anni. Questo perchè l’idea era quella che la questione israelo-palestinese si sarebbe risolta entro questo lasso di tempo, e dopo non avrebbero più dovuto esserci profughi. Tuttavia, è evidente che la diplomazia ha finora fallito, e quindi l’UNRWA preferisce non riconoscere l’esistenza di nuovi profughi: come se bastasse negare questa evidenza per risolvere il problema.

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